22 luglio 2011

AUTOPROMOZIONE

Ogni scribacchino che si rispetti ha bisogno di un’identità da esibire, un’identità da difendere, un’identità da camuffare. Rosario Lombardo è il mio bozzolo, la mia faccia, la mia ombra: l’anagrafe spudoratamente mente. Sono nato e vivo nei luoghi di cui scrivo. Il resto non conta. Il resto è agiografia o più semplicemente curriculum vitae.

"I Love you un corno!" e "In nomine sanguinis" sono consultabili , almeno in parte, su ilmiolibro.it.






13 luglio 2011

PENSIERINO ZEN

C'è chi si butta in politica e c'è, invece, chi si butta dal settimo piano di una palazzina costruita abusivamente col tacito accordo di quello che si è buttato in politica!

A. S.

08 luglio 2011

FILOMENA E PASQUALUZZO


C’era una volta una passerina di nome Filomena che viveva in una gabbietta affacciata alla finestra di una casa. Un giorno svolazzando qua e là, curioso di vedere cosa ci fosse in questa casa, il passero Pasqualuzzo si fermò sul davanzale di quella finestra. E chi ti vide? Filomena nella gabbietta. Lei era molto bella e affascinante, ma la sua espressione triste colpì il buon Pasqualuzzo. Fecero amicizia, mandandosi messaggi nonostante il vetro li tenesse separati. Si innamorarono e così inizio la loro storia d’ amore. Pasqualuzzo baldanzoso tutti i giorni passava dalla finestra per vedere la sua amata Filomena e lei felice tutti i giorni lo aspettava.

Un giorno Pasqualuzzo, addirittura, trovò il modo di entrare in quella casa e così riuscì a baciare la sua ormai fidanzata. Parlavano parecchio e Filomena raccontava della sua tristezza in quella gabbietta e di non riuscire ad essere libera per volare, almeno, nelle altre stanze della casa.

Pasqualuzzo allora trovò il modo di aprire la maledetta prigione che ingabbiava la bella Filomena. Quanta felicità!

Filomena che volava libera e diceva a Pasqualuzzo che lo amava. E volavano insieme a visitare quella casa. E Filomena rimaneva stupita e felice di scoprire le altre stanze, e quella che più di tutte la appassionava era quella in cui c’erano scaffali pieni di libri. I due innamorati addirittura fecero anche l’amore proprio su uno scaffale di libri. Quanta passione! Lei che cantava “Pasqualuzzo miooo!” e lui “Filomena miaaa!”. Ma Filomena volando volando si accorse che era bello volare per casa, ma ogni tanto sbatteva al soffitto e alle pareti. E diceva a Pasqualuzzo di farsi sempre male, che c’erano sempre cose che ostacolavano il suo volo che lei sentiva libero. E lui la consolava e le diceva che la libertà si trova sempre più in là appena ne conquisti un pezzo. Filomena si arrabbiava con Pasqualuzzo perché a volte non lo capiva e addirittura lei si andava a rinchiudere da sola nella gabbietta. Ma lui andava sempre a riprenderla.

Un giorno Pasqualuzzo le spiegò meglio quello che voleva dire con le sue parole. Cioè che forse la libertà è solo una strada da percorrere. Ne fai un pezzo ma ne hai ancora. Così le indicò il luogo dove poteva essere ancora più libera ovvero uscire da dove entrava lui e trovare il fantastico cielo! Lì sì che poteva volare libera la bella Filomena. Anche qui avrebbe trovato degli ostacoli, ma il suo volo sarebbe davvero stato la cosa più vicina alla libertà. Non più soffitti, pareti, spigoli e lampadari, ma solo aria e terra e panorami su cui posarsi. E vissero volando felici e contenti nell’aria che andava verso il mare.

ANGELO SPOSATO

SOCIAL PROBLEM

AD ACRI IL PROBLEMA DELLA DROGA ASSUME DIMENSIONI GIGANTESCHE!!!


ANGELO SPOSATO

08 giugno 2011

SUGGERIMENTI DAL COMMENTARIO




Le diverse fasi della legge numero 34 del 2010

Quanto prima i cittadini calabresi pagheranno la bolletta dell’acqua direttamente alla So.Ri.Cal, società di risorse idriche calabresi. Al momento la società mista, 53.5 per cento della Regione e 46.5 di Veolia, ha in gestione solo il sistema acquedottistico regionale, in qualità di fornitore all’ingrosso dell’acqua per usi civili e potabili, e la fornisce ai Comuni calabresi. Ma non è lontano il tempo in cui il cittadino si interfaccerà singolarmente e senza intermediari con i tecnici all’uopo addestrati dalla multinazionale francese. Lo annuncia la legge numero 34 del 2010 della Regione Calabria, recentemente deliberata dalla Giunta. La norma descrive il “Piano operativo inerente le azioni di natura organizzativa/finanziaria da intraprendere in ordine all’esposizione debitoria dei Comuni per l’espletamento del servizio di approvvigionamento”. È solo “un’ipotesi per il pregresso e per il futuro”, spiega l’incipit del comma 5 dell’articolo 47. Un’ipotesi molto fondata. Già il 3 marzo scorso, nell’incontro tra i sindacati, la Sorical e l’Anci, l’associazione dei Comuni, tutte le parti sono convenute a “chiedere all’Illustrissimo Presidente della Regione Calabria la costituzione di un tavolo di lavoro per esaminare la possibilità di sollevare i Comuni calabresi dalla onerosa gestione della bollettazione e riscossione dei predetti canoni per fornitura idropotabile al dettaglio, affidando a terzi il relativo servizio e le conseguenti responsabilità. Al riguardo, So.Ri.Cal. S.p.A. ha espressamente offerto la propria disponibilità a supportare – con il proprio know how – la risoluzione della predetta criticità di sistema, mettendo a disposizione le proprie risorse tecniche, gestionali, di coordinamento e supervisione”. Un’ipotesi che sta sotto una tesi ben articolata. E non è la dimostrazione del teorema di Pitagora il problema, è molto di più. Quadrare il cerchio del Servizio idrico integrato regionale che fa acqua da tutte le parti. Presenta “criticità di riflesso”, dice il Piano.

Avanzamento della legge Galli
Un Sovrambito e cinque Ambiti territoriali ottimali, corrispondenti alle cinque province. Questo l’obiettivo della legge Galli, numero 36 del 1994. Nel Sovrambito opera la So.Ri.Cal. che “fornisce l’acqua all’ingrosso, per usi civili e potabili, alla quasi totalità dei Comuni calabresi” dal 1 novembre 2004. Gli Ato, invece, sono deputati alla gestione dei segmenti di distribuzione, fognatura e depurazione, di competenza dei Comuni. Criticità di riflesso caratterizzano la So.Ri.Cal e “consistenti ritardi” si registrano negli Ato.

Fondi Por e Fas 2007/2013
Per dare piena soddisfazione alla legge è necessario rendere “un’effettiva industrializzazione” al sistema. “Una priorità assoluta” per “le regioni dell’Obiettivo Convergenza (contesto nel quale ricade la Regione Calabria)” ai fini della collocazione “degli strumenti operativi (Por e Par Fas 2007/2013)”.

Il Piano e le banche, la risoluzione delle criticità
Alla Regione spetta il ruolo di “regia” e “governo” dell’intero processo ai fini della rimozione delle criticità che riguardano “sostanzialmente l’elaborazione di uno specifico progetto per rendere i crediti esigibili anche incassabili”. Fase 1: accertamento delle somme a credito, esigibilità e qualità del credito. Fase 2: individuazione di un pool di banche disponibili a concedere mutui sui singoli crediti. Fase 3: costruzione del sistema delle garanzie per il perfezionamento dei mutui. Quindi individuazione di un “produttore di risparmio” per gli Enti Locali. Fase 4: organizzazione delle procedure di pagamento delle singole rate di mutui. Obiettivo: rientro dai crediti vantati da SoRiCal nei confronti degli Enti Locali per consentire alla società di dare continuità alla propria operatività gestionale e di attuare gli investimenti di settore.

Il produttore di risparmio: la SoRiCal
“A generare i risparmi potrebbe provvedere un’apposita struttura – una NewCo regionale – o la stessa SoRiCal”, mette per iscritto la legge. Quale la garanzia degli EELL di far fronte al pagamento? La dilazione di pagamento concessa e la cessione dei servizi di bollettazione, riscossione ed emersione dell’evasione, molto presumibilmente al know how della SoRiCal. Lei sa come fare. Lo sa.

Anche su Mezzoeuro

26 maggio 2011

BLOG A VELA


Riprendo i sentieri d’acqua e terra su cui naviga questo blog.
Riprendo sorseggiando una birra, mentre guardo la stasi orizzontale di questa città. Riprendo da solo e per mia scelta questo blog che, adagio, diventerà progetto culturale.
In questi mesi sembra essere successo poco o niente e ciò pesa più di un terremoto. Le macerie rimangono lì e nemmeno i cani vanno a saccheggiare i fossili rimasti.
Che ne vogliamo fare di questa città?
Intanto, ascolto Mike Ness e preferisco un deserto lisergico, una danza, un canto o una cialtroneria qualsiasi.
Ma visto che in questa città ci mangio, bevo e tutto il resto, qualcosa mi spinge fuori casa a tessere parole e gli occhi a pescare abissi e fogli di sabbia, messaggi in bottiglie vuote, scolate da chissà chi e in quale baldoria dove avrei voluto esserci.
Penso che a scrivere parole su questa città si commetta una recidiva ripetizione e ciò accade perché manca un tessuto culturale che procuri quella sovversione e analisi proprie del cambiamento. Si scrive spesso di politica che, però, non è governo reale nei termini in cui una collettività si aspetta. Si scrive di essa e dell’indifferenza generale che la circonda, lasciandola ad uno stato brado che deborda nel saccheggio delle coscienze e di altro.
Ultimamente si è parlato del nostro ospedale in dismissione, ma trovo che ci sia un fuoritempo che appartenga a tutti noi o, almeno, a coloro che non degnarono attenzione alle proteste, pure se esili, di novembre e dicembre. Contestazioni fatte anche in maniera goliardica, sit-in sotto casa del sindaco, nel reparto di ostetricia, per le vie della città, al municipio e allo stadio. Cosa è successo? Che la politica ed un fantomatico e sbandierato potere contrattuale di uno schieramento politico hanno lasciato credere che tutto sarebbe rimasto come era. Infatti, tutto rimarrà lì, ma chiuso! La categoria direttamente interessata, ovvero medici e infermieri, non ha osato alcuna parola se non dopo la chiusura del punto nascita in questo maggio. Credo che sia lecito attendere un intervento della politica e i suoi risultati, ma credo anche che i tamburi di guerra bisogni farli sentire prima e come colonna sonora all’azione di codesta. A questo si aggiunge l’indifferenza anche di chi oggi scrive la personale indignazione proprio per l’indifferenza. Alla fine la città avrà anche solo squittito per non far dismettere l’ospedale, ma il ruggito sparso, a cose fatte, contro l’indifferenza non lo capisco.
Quindi, se si vuole sparare bisogna sempre prendere la mira!
Questo fatto riesce a dare, secondo me, la cifra dell’ ignavia acrese. La caratteristica e, ormai, antropologica predisposizione alla mai presa di posizione contro o a favore di qualcosa. La mancanza di un dna culturale che trascini alla contestazione, alla partigianeria, all’analisi ed anche ad una critica oggettiva della società locale. Ripeto, secondo sempre un mio punto di vista, che manca la cultura ad Acri. Ben venga il baccalà, ma solo a cena. Lo sviluppo, purtroppo, non è una pietanza da cucinare alla livornese!

ANGELO SPOSATO