
ACRI A GONFIEVELE
Informazione Cultura Satira
10 ottobre 2011
TRASLOCANDO
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22 luglio 2011
AUTOPROMOZIONE
Ogni scribacchino che si rispetti ha bisogno di un’identità da esibire, un’identità da difendere, un’identità da camuffare. Rosario Lombardo è il mio bozzolo, la mia faccia, la mia ombra: l’anagrafe spudoratamente mente. Sono nato e vivo nei luoghi di cui scrivo. Il resto non conta. Il resto è agiografia o più semplicemente curriculum vitae.
"I Love you un corno!" e "In nomine sanguinis" sono consultabili , almeno in parte, su ilmiolibro.it.
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13 luglio 2011
PENSIERINO ZEN
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08 luglio 2011
FILOMENA E PASQUALUZZO

C’era una volta una passerina di nome Filomena che viveva in una gabbietta affacciata alla finestra di una casa. Un giorno svolazzando qua e là, curioso di vedere cosa ci fosse in questa casa, il passero Pasqualuzzo si fermò sul davanzale di quella finestra. E chi ti vide? Filomena nella gabbietta. Lei era molto bella e affascinante, ma la sua espressione triste colpì il buon Pasqualuzzo. Fecero amicizia, mandandosi messaggi nonostante il vetro li tenesse separati. Si innamorarono e così inizio la loro storia d’ amore. Pasqualuzzo baldanzoso tutti i giorni passava dalla finestra per vedere la sua amata Filomena e lei felice tutti i giorni lo aspettava.
Un giorno Pasqualuzzo, addirittura, trovò il modo di entrare in quella casa e così riuscì a baciare la sua ormai fidanzata. Parlavano parecchio e Filomena raccontava della sua tristezza in quella gabbietta e di non riuscire ad essere libera per volare, almeno, nelle altre stanze della casa.
Pasqualuzzo allora trovò il modo di aprire la maledetta prigione che ingabbiava la bella Filomena. Quanta felicità!
Filomena che volava libera e diceva a Pasqualuzzo che lo amava. E volavano insieme a visitare quella casa. E Filomena rimaneva stupita e felice di scoprire le altre stanze, e quella che più di tutte la appassionava era quella in cui c’erano scaffali pieni di libri. I due innamorati addirittura fecero anche l’amore proprio su uno scaffale di libri. Quanta passione! Lei che cantava “Pasqualuzzo miooo!” e lui “Filomena miaaa!”. Ma Filomena volando volando si accorse che era bello volare per casa, ma ogni tanto sbatteva al soffitto e alle pareti. E diceva a Pasqualuzzo di farsi sempre male, che c’erano sempre cose che ostacolavano il suo volo che lei sentiva libero. E lui la consolava e le diceva che la libertà si trova sempre più in là appena ne conquisti un pezzo. Filomena si arrabbiava con Pasqualuzzo perché a volte non lo capiva e addirittura lei si andava a rinchiudere da sola nella gabbietta. Ma lui andava sempre a riprenderla.
Un giorno Pasqualuzzo le spiegò meglio quello che voleva dire con le sue parole. Cioè che forse la libertà è solo una strada da percorrere. Ne fai un pezzo ma ne hai ancora. Così le indicò il luogo dove poteva essere ancora più libera ovvero uscire da dove entrava lui e trovare il fantastico cielo! Lì sì che poteva volare libera la bella Filomena. Anche qui avrebbe trovato degli ostacoli, ma il suo volo sarebbe davvero stato la cosa più vicina alla libertà. Non più soffitti, pareti, spigoli e lampadari, ma solo aria e terra e panorami su cui posarsi. E vissero volando felici e contenti nell’aria che andava verso il mare.
ANGELO SPOSATO
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SOCIAL PROBLEM
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08 giugno 2011
SUGGERIMENTI DAL COMMENTARIO

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27 maggio 2011
APPUNTAMENTI IN PIAZZA
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26 maggio 2011
BLOG A VELA

Riprendo i sentieri d’acqua e terra su cui naviga questo blog.
Riprendo sorseggiando una birra, mentre guardo la stasi orizzontale di questa città. Riprendo da solo e per mia scelta questo blog che, adagio, diventerà progetto culturale.
In questi mesi sembra essere successo poco o niente e ciò pesa più di un terremoto. Le macerie rimangono lì e nemmeno i cani vanno a saccheggiare i fossili rimasti.
Che ne vogliamo fare di questa città?
Intanto, ascolto Mike Ness e preferisco un deserto lisergico, una danza, un canto o una cialtroneria qualsiasi.
Ma visto che in questa città ci mangio, bevo e tutto il resto, qualcosa mi spinge fuori casa a tessere parole e gli occhi a pescare abissi e fogli di sabbia, messaggi in bottiglie vuote, scolate da chissà chi e in quale baldoria dove avrei voluto esserci.
Penso che a scrivere parole su questa città si commetta una recidiva ripetizione e ciò accade perché manca un tessuto culturale che procuri quella sovversione e analisi proprie del cambiamento. Si scrive spesso di politica che, però, non è governo reale nei termini in cui una collettività si aspetta. Si scrive di essa e dell’indifferenza generale che la circonda, lasciandola ad uno stato brado che deborda nel saccheggio delle coscienze e di altro.
Ultimamente si è parlato del nostro ospedale in dismissione, ma trovo che ci sia un fuoritempo che appartenga a tutti noi o, almeno, a coloro che non degnarono attenzione alle proteste, pure se esili, di novembre e dicembre. Contestazioni fatte anche in maniera goliardica, sit-in sotto casa del sindaco, nel reparto di ostetricia, per le vie della città, al municipio e allo stadio. Cosa è successo? Che la politica ed un fantomatico e sbandierato potere contrattuale di uno schieramento politico hanno lasciato credere che tutto sarebbe rimasto come era. Infatti, tutto rimarrà lì, ma chiuso! La categoria direttamente interessata, ovvero medici e infermieri, non ha osato alcuna parola se non dopo la chiusura del punto nascita in questo maggio. Credo che sia lecito attendere un intervento della politica e i suoi risultati, ma credo anche che i tamburi di guerra bisogni farli sentire prima e come colonna sonora all’azione di codesta. A questo si aggiunge l’indifferenza anche di chi oggi scrive la personale indignazione proprio per l’indifferenza. Alla fine la città avrà anche solo squittito per non far dismettere l’ospedale, ma il ruggito sparso, a cose fatte, contro l’indifferenza non lo capisco.
Quindi, se si vuole sparare bisogna sempre prendere la mira!
Questo fatto riesce a dare, secondo me, la cifra dell’ ignavia acrese. La caratteristica e, ormai, antropologica predisposizione alla mai presa di posizione contro o a favore di qualcosa. La mancanza di un dna culturale che trascini alla contestazione, alla partigianeria, all’analisi ed anche ad una critica oggettiva della società locale. Ripeto, secondo sempre un mio punto di vista, che manca la cultura ad Acri. Ben venga il baccalà, ma solo a cena. Lo sviluppo, purtroppo, non è una pietanza da cucinare alla livornese!
ANGELO SPOSATO
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